Accesso refertazione online | Login | Non hai un accesso? Richiedilo ora!

Versione Italiano | English Version

Retinoblastoma (gene RB1)

Oncologia Molecolare (test predittivi)
Retinoblastoma (gene RB1)
Analisi di mutazione del gene (RB1) mediante sequenziamento automatico diretto
 

Il Retinoblastoma rappresenta la più comune neoplasia maligna intraoculare dell’infanzia. Nell’ambito di tutte le patologie oculari il retinoblastoma ha un’incidenza compresa tra lo 0,01% e lo 0,04% e risulta responsabile del 5% di tutti i casi di cecità. La sua incidenza varia, nelle differenti casistiche, da 1:14.000 a 1:34.000 nati vivi. La fascia di età più colpita è compresa tra la nascita e i 3 anni; l’età media alla diagnosi varia da 7 a 12 mesi nei casi bilaterali e da 18 a 24 mesi nei casi unilaterali. La neoplasia raramente si manifesta dopo i 3 anni. Meno del 2% dei casi sono diagnosticati dopo i 5 anni; tuttavia sono stati riportati casi di retinoblastoma anche nell’adulto. Colpisce indifferentemente entrambi i sessi e tutte le razze. In molti casi (60-70%) viene colpito un solo occhio (retinoblastoma unilaterale) ma in altri (30-40%) il tumore si sviluppa in entrambi gli occhi (retinoblastoma bilaterale). 
Il retinoblastoma può essere ereditario o non ereditario (forma sporadica). La forma ereditaria può presentarsi in uno o in entrambi gli occhi. La maggior parti dei casi in cui il retinoblastoma si manifesta in un solo occhio non ha carattere ereditario, quando la malattia si presenta in entrambi gli occhi è sempre ereditaria. La malattia può essere trasmessa dai genitori ai figli con una probabilità del 50%. In alcuni casi di retinoblastoma ereditario è possibile ritrovare nella famiglia del bambino colpito, un altro membro (zii, nonni, cugini) affetto dalla stessa malattia. Questi casi ereditari vengono detti familiari. 
Le cause del retinoblastoma non sono ancora conosciute, ma gli studi di genetica e di biologia molecolare stanno chiarendo i meccanismi attraverso i quali la malattia si sviluppa e progredisce. 
Secondo l’ipotesi genetica corrente, tutte le forme di retinoblastoma sono l’effetto di un’alterazione del gene RB1. Il gene RB1 è stato caratterizzato come "tumor suppressor gene", ossia un gene che, in condizioni normali, tiene sotto controllo la capacità proliferativa della cellula. 
Dal punto di vista della funzione e del tipo di gene coinvolto nella genesi del retinoblastoma, è importante sottolineare come la malattia si sviluppi soltanto quando entrambe le copie del gene perdono la loro funzione. E’ per tale motivo che il gene RB1, come tutti gli altri "tumor suppressor genes" viene anche definito gene "recessivo" per il cancro. Questa definizione, tuttavia, può indurre ad equivoco ove si consideri la natura ereditaria del retinoblastoma. Infatti nella forma ereditaria della malattia, un cromosoma contenente la forma mutante del gene RB1, viene trasmesso alla progenie con le modalità tipiche dell’ereditarietà autosomica dominante di tipo mendeliano. In questo caso, tutte le cellule dell’organismo che ha ereditato il gene mutato possiedono una sola copia normale del gene in questione. Il retinoblastoma si svilupperà quando questa copia normale sarà inattivata. 
Molto spesso i genitori di bambini affetti da retinoblastoma, si trovano di fronte ad un grande dubbio: se decidessero di voler concepire un altro figlio, quante sono le probabilità che tale bambino possa nascere anch’egli con la malattia del figlio precedente? 
Il consiglio genetico è proprio indirizzato a questo scopo e cioè ad un colloquio tra genitori e medico oculista insieme al medico genetista, per discutere insieme, caso per caso, sulle varie probabilità che ha una coppia di genitori, nel poter concepire un figlio affetto o meno dalla malattia. 
Ci sono molti aspetti importanti nella genetica del retinobastoma. Come già indicato precedentemente, i bambini con retinoblastoma possono essere divisi in due grandi categorie: quelli che presentano la forma ereditaria e quelli che presentano la forma sporadica (non ereditaria) della malattia. La possibilità di avere un altro figlio affetto dal tumore, dipende da due fattori: 

1) se il primo figlio ha un tumore in uno o in entrambi gli occhi; 

2) se altri membri della famiglia sono affetti da retinoblastoma.

La valutazione statistica e le varie combinazioni di questi due fattori portano al compimento di uno schema sulle varie probabilità, espresse in percentuale, che ogni diversa coppia di genitori può avere nel concepire un figlio affetto dalla malattia. 
In genere se un altro membro della famiglia è affetto da retinoblastoma, i genitori hanno maggiori probabilità di trasmettere il gene malato ai figli. Se non ci sono altri membri affetti e il primo figlio ha un tumore in un solo occhio, la probabilità che i genitori possano trasmettere il gene malato sono molti inferiori. 
La semplice conoscenza delle probabilità di avere un secondo figlio affetto da retinoblastoma, sebbene sia di grande aiuto nel campo della medicina preventiva, non consente ai genitori, che ne sentissero il bisogno, di prendere una decisione definitiva e consapevole sulla opportunità o meno do avere un altro figlio. 
Con le recenti tecniche di studio del DNA applicate all’analisi di tutti i componenti della famiglia del bambino affetto dal tumore, è oggi possibile, nei casi ereditari e quando la valutazione può essere sufficientemente completa, predire la comparsa del tumore già al 3° mese di gravidanza con un accuratezza del 99%. 
Questo tipo di indagine viene eseguita sulle cellule fetali prelevate dal liquidi amniotico del feto o dai villi coriali della placenta.

DESCRIZIONE TECNICA DELL'ANALISI

L’analisi di mutazione del DNA viene condotta operando inizialmente una reazione enzimatica di amplificazione del DNA, conosciuta come Polymerase Chain Reaction (PCR), che consente di amplificare in vitro una specifica regione della molecola, copiandola in varie fasi successive, fino ad ottenerne milioni di copie.
In tale maniera vengono amplificati tutti gli esoni del gene RB1; successivamente i prodotti di PCR così ottenuti vengono sequenziati mediante l'impiego di un sequenziatore automatico a tecnologia fluorescente (ABI PRISM 310 Genetic Analyzer).
La sequenza di ciascun esone e/o introne viene confermata mediante il sequenziamento del filamento opposto, e successivamente viene condotta l'analisi comparativa delle due sequenze con una sequenza di riferimento priva di mutazioni (sequenza wilde type) per accertare l'eventuale presenza di mutazione.


Riepilogo informazioni sulla patologia:

Frequenza:  

 

Gene Investigato:  

  p16

Metodica Impiegata:  

 Sequenziamento Automatico

Referto:  

 Relazione Tecnica

Consenso informato:  

 necessario

Diagnosi Prenatale:  

 

Ereditarietà:  

 autosomica dominante

Consulenza genetica:  

 necessaria



Campioni biologici su cui è possibile eseguire il test:

Prelievo ematico in EDTA  

 2 ml

DNA  

 2 ug


 
Condividi su :