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VZV- Varicella Zoster Virus - Analisi Qualitativa

Infettivologia Molecolare
VZV- Varicella Zoster Virus - Analisi Qualitativa
Diagnosi molecolare delle infezioni da Varicella Zoster (VZV) mediante amplificazione genica (PCR)
 

Il virus della Varicella Zoster é responzabile sia della varicella (infezione primaria) che dell’Herpes Zoster (recidive). Contratta in gravidanza l’infezione primaria, il rischio per danni al feto dipendono dall’epoca gestazionale in cui compaiono le manifestazioni cliniche dell’infezione nella madre. Queste manifestazioni se presenti, in epoca prenatale,variano da un severo coinvolgimento multisistemico del feto ed, in epoca neonatale, dalla cataratta, microcefalia, atrofia corticocerebrale, che comportano anche morte neonatale, alle deformazioni degli arti o presenza di cicatrici muscolo-cutanee.
Le malformazioni fetali sono probabilmente dovute ad una invasione virale per via ematica, ad una infezione ascendente o a una localizzazione focale del virus. I fattori locali di difesa della decidua e del liquido amniotico (citochine, anticorpi) possono attenuare o sopprimere la viremia, modificando il decorso della malattia fetale. Le implicazioni cliniche rilevanti che possono risultare a carico del feto giustificano l’esigenza di dover ricorrere ad una strategia diagnostica ad elevata specificità e sensibilità, rappresentata dall’amplificazione genica (PCR), che permette di identificare nel campione biologico in esame la presenza di pochissime copie di genomi virali.

Riepilogo informazioni sul test:

Gene Investigato:  

regione 28 del genoma del patogeno

Metodica Impiegata:  

 Amplificazione genica (PCR) nested rilevamento in gel di agarosio

Referto:  

 Report

Consenso informato:  

 Non necessario

Diagnosi Prenatale:  

 Possibile

   Tempi di risposta    Analisi Qualitativa: 3-4 gg (Prenatale); 4-7 gg (altri casi)     



Campioni biologici su cui è possibile eseguire il test:

Prelievo ematico in EDTA  

 2 ml

Liquido Amniotico  

 10 ml

  Villi Coriali

10 mg

 Sangue fetale 100 ul

 

Conservazione: i campioni possono essere conservati a 4°C per 24 ore o a -80°C per tempi più lunghi. 

Maggiori informazioni:

INFEZIONI DA VIRUS VARICELLA ZOSTER (VZV)

Il virus varicella-zoster (VZV) appartiene alla famiglia degli herpesvirus, che riconosce nell'uomo l'unico serbatoio attualmente noto. Il 70-80% degli adulti ha avuto la varicella, ma solo il 10-20% dei soggetti con anamnesi negativa è siero-negativo. Nel 2% dei casi esiste la possibilità che l'infezione venga contratta in gravidanza. Varicella in gravidanza È ancora in discussione il reale rischio di abortività e di prematurità in caso di varicella in corso di gravidanza; tuttavia prematurità ed iposviluppo intrauterino sono frequenti nei neonati con varicella congenita. In caso di rischio di contagio in donne gravide recettive possono essere impiegate le immunoglobuline specifiche (VZIG), che vanno somministrate entro 72 ore dall'esposizione al contagio. Non esistono studi controllati sulla loro efficacia nel proteggere, né è stata dimostrata la loro efficacia nel proteggere il feto dall'infezione; in ogni caso l'assenza di sintomatologia materna conseguente all'uso VZIG non indica necessariamente una protezione fetale.

Varicella congenita

Si considera congenita una varicella che compare nei primi 10 giorni di vita ed è legata al passaggio transplacentare del virus durante la fase di viremia materna. La varicella materna può essere teratogenica per il feto. La frequenza dell'embriopatia da varicella è difficilmente valutabile; si calcola che circa il 25% dei feti di madre con varicella contragga l'infezione, ma infezione non vuol dire embriopatia. Il rischio di embriopatia è maggiore entro la 20a settimana di gestazione (1-2%), massimo dalla 13a alla 20a. Infezioni più tardive spesso si associano a malattia fetale meno grave. L'infezione da Herpes Zoster raramente determina viremia, per cui l'infezione fetale è molto rara e comunque meno grave. La sintomatologia dell'embriopatia da varicella è caratterizzata da lesioni cutanee di tipo cicatriziale. Sono inoltre presenti lesioni oculari come cataratta, microftalmia e corioretinite ed atofia cerebrale con possibili convulsioni e ritardo mentale; infine possono essere presenti idrocefalo, calcifiazioni cerebrali, idrope fetale e polidraminios. Nelle forme più gravi si arriva ad un exitus precoce. Le alterazioni degli arti si accompagnano a 50% di ritardo mentale.

Varicella perinatale

In caso di varicella materna con insorgenza da 5 giorni prima a 2 giorni dopo il parto esiste un rischio di infezione per il feto o neonato che va dal 25 al 50%. Il periodo di incubazione è di 9-15 giorni dal momento della comparsa dell'esantema materno. La sintomatologia può essere modesta con pochi elementi cutanei o molto grave.

Varicella postnatale

In genere insorge tra 10 e 28 giorni di vita, la sintomatologia in genere è lieve ed eccezionalmente causa exitus.

Diagnosi

L'isolamento del virus dalle vescicole permette di porre diagnosi di certezza, tuttavia presenta notevoli difficoltà tecniche. È possibile ricercare gli antigeni virali con immunofluorescenza, si può inoltre ricercare il DNA virale con PCR. Le indagini sierologiche comprendono la ricerca di anticorpi con metodo ELISA; la dimostrazione dell'infezione è possibile in presenza di un aumento del titolo anticorpale di almeno 4 volte. La presenza di IgM indica un'infezione recente.

Terapia e prevenzione

L'acyclovir è la terapia di prima scelta per tutti i neonati con varicella congenita, perinatale e postnatale grave o potenzialmente grave.La prevenzione più efficace consiste nella vaccinazione che dovrebbe essere praticata alle donne in età fertile prima della gravidanza. La profilassi passiva con immunoglobuline specifiche deve essere praticata entro i primi 5 giorni. Tale trattamento è in grado di ridurre la gravità della malattia, non di prevenire l'infezione. In caso di comparsa di varicella in prossimità del parto non vi è nessuna indicazione ad anticipare la nascita per poter trattare il neonato, ma piuttosto a posticiparla in modo che possa avvenire il passaggio transplacentare degli anticorpi materni. Se nell'ambito familiare dove il neonato deve essere accolto dopo la dimissione si trovano fratellini affetti e la madre è sieronegativa per la varicella, è opportuno che la madre sia trattata con VZIG; per quanto riguarda il neonato, può restare isolato fino alla guarigione del fratellino o venire trattato con VZIG. Non essendo dimostrato che il latte materno sia una sicura fonte di contagio, l'allattamento al seno è possibile; tuttavia nel caso in cui la malattia sia clinicamente manifesta solo nella madre, è utile che il latte venga estratto con un tira-latte e somministrato con biberon, evitando lo stretto contatto con la madre.

 
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