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Chlamydia Trachomatis - Analisi qualitativa

Infettivologia Molecolare
Chlamydia Trachomatis - Analisi qualitativa
Diagnosi molecolare delle infezioni da Chlamydia Trachomatis mediante amplificazione genica (PCR)
 

La Chlamydia Trachomatis é il principale agente eziologico di patologie a prevalente trasmissione sessuale quali: uretrite non gonococcica (NGU) e post-gonococcica (blenorragia da inclusioni), epididimite, vaginite, sindrome uretrale acuta e, nella donna, malattia pelvica infiammatoria che spesso sfocia nella sterilità di coppia. Altre patologie correlate all'infezione da Chlamydia Tr. sono rappresentate essenzialmente dal linfogranuloma venereo, tracoma, che porta spesso a cecità, dalla congiuntivite da "corpi inclusi" e polmoniti, frequenti nei neonati, contagiati nell'attraversamento del canale cervicale, durante il parto.

La Diagnostica Convenzionale La diagnosi di laboratorio di infezione in atto si basa essenzialmente sulla dimostrazione della Chlamydia Tr. nel materiale patologico. Utile a tale scopo é l'isolamento in colture cellulari e la ricerca microscopica di "corpi elementari" con tecniche di immunofluorescenza o mediante metodi indiretti immunoenzimatici (ELISA). Queste metodiche sono spesso inficiate dalla incostante presenza nel materiale patologico di quantità di microrganismo adeguate alla rilevazione. La diagnosi sierologica, volta alla dimostrazione della presenza di anticorpi nel siero del paziente, non sempre fornisce risultati attendibili al di fuori dei rari casi in cui sia possibile osservare una evidente sieroconversione.

La Diagnostica Molecolare: Un netto incremento della specificità e soprattutto della sensibilità nella diagnosi di patologie Chamydia-correlate é reso possibile dalla determinazione diretta del DNA di tale patogeno, mediante la tecnica di PCR. Per mezzo di tale metodica, infatti, é possibile individuare una specifica regione del genoma di Chlamydia Tr. permettendo una diagnosi precisa anche in quei campioni (urina, sangue) in cui il parassita può avere scarsa o nulla vitalità oppure carica microbica molto bassa (secreti congiuntivali, liquidi seminali e sinoviali). Infatti, é proprio in questi casi che si determinano le condizioni cliniche sfavorevoli (latenza, asintomaticità e cronicizzazione), che sono alla base dell' elevata incidenza del contagio.

Campioni Biologici: è possibile la estrazione del DNA della Chlamydia Tr. dai seguenti campioni: - sangue. - urina. - sperma - tampone vaginale, cervicale, uretrale, congiuntivale. - biopsia tubarica. - aspirato epididimale, linfonodale o endobronchiale. - espettorato profondo. - Vetrini istologici in paraffina (studi retrospettivi).

Conservazione: i campioni possono essere conservati a 4°C per 24 ore o a -20°C per tempi più lunghi.

INFEZIONI DA CHLAMYDIA TRACHOMATIS

Le Chlamidiae sono organismi procarioti, Gram negativi e parassiti intracellulari obbligati. Fra le specie che appartengono al genere Chlamydiae quella di maggiore interesse neonatologico è la Chlamydia trachomatis. Conseguenza della trasmissione verticale dell'infezione da C.trachomatis sono le infezioni del neonato (congiuntivite, polmonite, otite). Epidemiologia L'infezione da C. trachomatis è molto diffusa; negli anni più recenti la C.trachomatis è divenuto il microrganismo più frequentemente implicato nelle infezioni a trasmissione sessuale: in Italia si calcola che vi sia circa un milione di soggetti infetti. La trasmissione dell'infezione al neonato avviene al parto durante il passaggio nel canale; la percentuale di trasmissione è del 60-70%.

Infezione neonatale

Congiuntivite: La manifestazione clinica più precoce dell'infezione da C.trachomatis è rappresentata dalla congiuntivite, presente in circa il 50-70% dei neonati infettati. Insorge in genere tra il 5° ed il 14° giorno di vita. La sintomatologia è caratterizzata dalla comparsa di essudato mucopurulento e da edema delle palpebre. Il decorso senza terapia è prolungato, con esacerbazioni spontanee. L'esito di solito è benigno, tuttavia possono residuare cicatrici congiuntivali e micropanno corneale;tali esiti non si verificano se viene instaurata terapia adeguata.

Polmonite: La polmonite si manifesta nel 10-30% dei neonati infettati, per cui costituisce una delle più comuni forme di polmonite nei primi 6 mesi di vita. Insorge generalmente tra la 3° e la 12° settimana di vita. Nel 50% dei casi è presente la congiuntivite o risulta nell'anamnesi, può inoltre associarsi rinite o otite. Accanto a questo quadro classico esistono forme più gravi, più frequenti nei neonati pretermine, ad insorgenza più precoce con quadro di grave insufficienza respiratoria e forme più benigne la cui frequenza è spesso sottostimata per la difficoltà delle diagnosi. L'evoluzione è di solito favorevole; tuttavia se il trattamento non è adeguato, il decorso è molto prolungato (3-8 settimane).

Diagnosi

La diagnosi di infezione da C.trachomatis si basa sulla ricerca diretta del microrganismo con varie tecniche:

1. osservazione microscopica del materiale patologico

2. ricerca antigenica diretta

3. esame colturale

4. infine è attualmente disponibile un test che utilizza la tecnica della Polymerase Chain Reaction su campione di materiale congiuntivale o nasofaringeo; tale test presenta elevata specificità e sensibilità. 

La ricerca indiretta dell'agente infettante si avvale di indagini sierologiche basate sulla ricerca degli anticorpi specifici di tipo IgG, IgM ed IgA con la tecnica della microfluorescenza indiretta. Prevenzione La misura più efficace per ridurre la diffusione dell'infezione neonatale consiste ovviamente nel ridurre il serbatoio. Certamente un uso più estensivo delle indagini diagnostiche specifiche avrebbe un maggiore impatto nella prevenzione dell'infezione neonatale. Lo screening di tutte le donne in gravidanza ed un adeguato trattamento dei casi risultati positivi certamente ridurrebbe l'incidenza dell'infezione neonatale, tuttavia tale prassi è particolarmente impegnativa sul piano tecnico e costosa, per cui di fatto non è stata applicata su vasta scala. 

Terapia 

Adulto 

Nell'adulto le infezioni urogenitali, sia maschili che femminili, vengono trattate con tetraciclina. Nelle donne in gravidanza o durante l'allattamento il farmaco di prima scelta è l'eritromicina etilsuccinato

Neonato 

Nel neonato, il farmaco di prima scelta è costituito dall'eritomicina etilsuccinato. Anche le congiuntiviti vanno trattate per via generale; è stato dimostrato infatti che la sola terapia antibatterica locale è insufficiente per eradicare il microrganismo e non previene le ricadute.

 
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